Nacque a Castronuovo (Potenza) nel 1521 e venne battezzato con il nome di Lancellotto.
Ricevette la prima educazione dallo zio arciprete del paese. Studiò lettere classiche, matematica e musica per quattro anni. Consacrato come suddiacono, aiutò lo zio arciprete nell’opera di apostolato catechetico e venne ordinato presbitero fra il 1545 e il 1546. L’anno seguente si iscrisse all’Università di Napoli per conseguire la laurea in utroque iure, divenendo in seguito avvocato del foro ecclesiastico, ufficio che però egli abbandonò.
Alloggiava nei pressi della basilica di San Paolo Maggiore dove, nell’agosto di quello stesso anno, era morto Gaetano Thiene, fondatore dei Teatini, con i quali Andrea iniziò ben presto cordiali rapporti, prendendo in seguito a suo direttore spirituale il futuro beato Giovanni Marinoni.
Nel 1551 venne incaricato di riformare i costumi del monastero di Sant’Arcangelo a Baiano. Don Lancellotto si dedicò con tutte le sue forze alla riforma di questa comunità con l’introduzione di una più disciplinata e attenta conduzione della vita della monache. Questo gli causò risentimenti e critiche che sfociarono in un tentativo di omicidio.
Il 14 agosto 1556 entrò come postulante presso i Teatini di San Paolo a Napoli e vestì l’abito di novizio, prendendo il nuovo nome di Andrea. Suo maestro nel noviziato fu lo stesso padre Giovanni Marinoni e suo compagno Paolo Burali d’Arezzo, futuro cardinale e beato.
Presi i voti, nel 1560 venne nominato maestro dei novizi, carica che ricoprì per 10 anni. Fu molto apprezzato come confessore.
Nel 1567 padre Andrea Avellino venne nominato preposito di San Paolo Maggiore a Napoli, ruolo che ricoprì a più riprese nei successivi dieci anni.
Nel maggio del 1585 il santo si operò come mediatore e mise a disposizione dei bisognosi le risorse del suo ordine, dopo i tumulti scoppiati a Napoli.
Molto benefica e proficua fu la sua attività come superiore dell’ordine che visse in quel periodo un intenso sviluppo nelle province di Napoli, Milano e Roma. Fu in grande amicizia con Carlo Borromeo, rapporto attestato anche da una corrispondenza epistolare commovente ed edificante. Scrisse numerosi trattati e opuscoli di ascetica e di esegesi biblica. L’epistolario fu pubblicato nel 1731 in due volumi. Da questi scritti si constata la sua grande devozione per la Madonna.
Morì il 10 novembre 1608 a Napoli e fu sepolto nella basilica di San Paolo Maggiore.
Fu beatificato da Urbano VIII il 14 ottobre 1624 e proclamato santo da Clemente XI il 22 maggio 1712.
La Chiesa cattolica lo festeggia il 10 novembre.
Nel ritratto eseguito dal Pellizzari è rappresentato inginocchiato, con le braccia incrociate sul petto mentre gli appare Cristo benedicente. La sua purezza e devozione è sottolineata dal giglio e dalla Bibbia che stanno nella parte in basso, a destra, del dipinto. Dietro di lui possiamo notare il golfo di Napoli, terra natale del santo, con il Vesuvio e Castel dell’Ovo.
Il cartiglio che sovrasta la sua aureola recita:
SPECIOSUS FORMA PRAE / FILIIS / HOMINUM
fonte: Salmo 44, 8
L’iscrizione in basso riporta:
B. ANDREAS AVELLINUS. NEAPOLI. S. / CLER: REG.S
