Paolo Burali d’Arezzo

Nacque ad Itri presso Gaeta nel 1511 da famiglia nobile e fu battezzato col nome di Scipione.

Trascorse la sua infanzia a Napoli e a soli 14 anni frequentò l’Università di Salerno per poi passare a Bologna, dove si laureò in diritto civile e canonico. Esercitò l’avvocatura a Napoli con rettitudine e integrità per 14 anni, ricoprendo contemporaneamente incarichi politici e diplomatici.

Nel 1557 prese la decisione di abbandonare tutto, ritirandosi presso il convento dei Teatini di San Paolo Maggiore dove ricevette il nome di Paolo.

Seguirono l’ordinazione sacerdotale e la nomina a superiore del convento. Dovette, inoltre, accettare nuovamente incarichi diplomatici presso la corte spagnola e il trasferimento a Roma come superiore del convento di San Silvestro.

Nella città papale ebbe modo di conoscere alcuni degli esponenti della riforma cattolica e già nel 1568 Pio V lo nominò vescovo di Piacenza. Confratello e amico di Andrea Avellino, lo chiamò con sé in città.

Qui il Burali si rivelò un discepolo e un emulo di san Carlo Borromeo. Subito dopo il suo arrivo fondò il seminario, convocò poi due sinodi diocesani, visitò per due volte l’intera diocesi esigendo la fedele applicazione delle norme tridentine e delle disposizioni sinodali. A sostegno della sua azione chiamò dei religiosi impegnati nella riforma come i Somaschi, i Cappuccini e gli stessi Teatini.

Fu per qualche tempo a Roma, dove fu nominato cardinale e svolse incarichi nella curia prima di essere trasferito definitivamente a Napoli nel 1576.

Morì a Torre del Greco nel 1578. Al rimpianto dei napoletani e di tanti fedeli diede voce san Filippo Neri, affermando che la sua morte era una perdita per tutta la Chiesa.

Nel ritratto del Pellizzari in San Gaetano è raffigurato inginocchiato nel suo studio con il suo galero, il cappello cardinalizio, appeso al muro. Sul tavolo, vicino al crocifisso, notiamo il tricorno scarlatto, che contraddistingue cardinali e monsignori, mentre alle spalle una ricca biblioteca simboleggia la cultura di questo personaggio, che guarda verso lo spettatore mostrando un libro aperto nel quale si legge:

PROFECTO / INDIGNUS EST / SACERDOTIO / NISI FUERIT / ORDINATUS / INVITUS / D: CLER: / EPIS.

fonte: Joannes Clericatus de Episcopis

L’iscrizione in basso invece riporta :PAULUS ARETIUS. ARETIN. CL:S REG:S EPS: PLACENTIN: / ARCHIEP.S NEAP.S ET. S. R. E. CARDINALIS : SANCTITATE / ET LL: SAPIA. ILLUSTRIS: MORITUR. NEAP XV: CAL: IUL: 1578

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