Il Cinquecento
Risultando tuttavia alquanto angusti e di limitata estensione, gli edifici di Borgo Altinate affidati ai Teatini e appartenenti prima agli Umiliati, furono completamente modificati, adattandoli alle nuove esigenze.
Su volere del vescovo Federico Cornaro, a partire dal 1578, si iniziarono delle compravendite per l’acquisto nuovi lotti di terreni limitrofi, così da poter realizzare un nuovo e più ampio complesso conventuale.
Il progetto venne affidato allo stimato architetto vicentino Vincenzo Scamozzi (1552-1616),
che costruì la chiesa tra il 1582 e il 1586.
PIANTA
La chiesa di San Gaetano risulta il primo esempio a Padova di chiesa a pianta centrale.
Per il progetto della chiesa, di cui scrive nel suo libro l’Idea dell’Architettura, lo Scamozzi prese spunto dai disegni di impianti ad aula centrale che circolavano a quel tempo, come quelli di Giuliano da Sangallo e Sebastiano Serlio, che seguivano una tipologia di schema ad aula centrale, scavata da nicchie e impiegata dall’architetto anche nell’edilizia civile. Tuttavia, il progetto dovette anche tener conto delle Istructiones Fabricae et Supellectils eclesiasticae pubblicate da Carlo Borromeo nel 1577, qualche anno dopo la chiusura del Concilio di Trento,
dove si prescriveva, per l’ideazione di nuove chiese, l’adozione della “forma crucis”, ovvero la pianta a croce latina, in memoria del “Christus Patients”, in sostituzione dell’impianto centrale a pianta circolare che evocava invece il “Christus Pantocrator”, da evitare in quanto, per la sua forma, memore del mondo pagano. Per ovviare agli ostacoli imposti dalle regole tridentine alla pianta centrale, Scamozzi realizzò lungo un asse longitudinale, in sequenza, la navata, poi il presbiterio e infine il coro, conferendo un effetto di “allungamento” illusionistico in profondità.
Con la realizzazione delle due cappelle laterali in simmetria, andò a creare un asse trasversale che, incrociandosi con quello longitudinale, permetteva di ottenere la planimetria croce latina, in accordo con i principi dettati dalla Controriforma. A differenza dell’esuberanza decorativa osservabile oggi, per la chiesa teatina lo Scamozzi aveva in realtà previsto un’architettura semplice e sobria che risaltasse la conformazione del suo progetto.
FACCIATA
La facciata della chiesa, di gusto manieristico e romaneggiante e si presenta grandiosa e massiccia. Lo Scamozzi prese spunto da alcuni palazzi palladiani a Vicenza (Palazzo Valmarana), nonché da schemi degli archi di trionfo romani, realizzando un prospetto scandito dalle paraste giganti con capitelli compositi, in cotto. Nello spazio tra le paraste si alternano i tre portali (uno maggiore e i due laterali minori) e un doppio ordine di nicchie con le statue dei de antichi titolari della chiesa, i Santi Simone Cananeo e Giuda Taddeo, insieme a quelle dei due teatini: San Gaetano e Sant’Andrea Avellino.
Sui due portali laterali sono collocati due bassorilievi con la rappresentazione dei Martirii dei santi Simone e Giuda. La parte superiore della facciate viene divisa da quella inferiore da una spessa trabeazione, sopra cui si apre una grande finestra termale che si ripete anche sugli altri tre lati con la funzione di portare luce all’interno dell’edificio. La facciata non fu però completata come previsto nel progetto dello Scamozzi: i due vani laterali infatti non vennero eseguiti e rimasero incompleti. Nonostante ciò essa resta la parte dell’impianto progettato da Scamozzi che ha subito meno modifiche nel corso del tempo e nel suo schema preannuncia l’articolazione interna delle pareti.
INTERNO
Abbandonato lo schema a più navate, l’organismo della Chiesa di San Gaetano è costituita da un’unica vasta aula quadrangolare, smussata agli angoli, in modo da ottenere una forma ottagonale.
Anche per l’interno Scamozzi si ispirò agli edifici della Roma imperiale. La disposizione e la suddivisione dell’alzato corrispondono all’aspetto della facciata, secondo i precetti palladiani: si ritrova il doppio ordine di nicchie, alternate porte e finestre (anche finte) delle pareti.
Per la decorazione plastica lo Scamozzi si avvalse della collaborazione dello scultore pavese Ruggero Bascapé, autore delle statue in stucco forte collocate nelle nicchie, degli stucchi del fregio con ghirlande e cherubini tra le paraste e dei rilievi nei pennacchi del presbiterio, elaborando un insieme decorativo dalle finalità didascaliche.
Un ruolo importante ebbe anche il pittore veronese Dario Varotari (1539-1596) per le prime decorazioni ad affresco sopra la Cappella Maggiore col Compianto su Cristo morto, nei pennacchi della Cappella della Madonna della Purità, con la rappresentazione dei Padri della Chiesa, e in quelli dell’opposta Cappella di S. Gaetano con le Virtù e infine nella Sacrestia vecchia, sulla cui parete di fondo campeggia una commovente Pietà. I lavori proseguirono anche grazie ai finanziamenti del vescovo di Padova Alvise Cornaro, il cui stemma è collocato sull’arco trionfale della Cappella Maggiore, dove voleva farsi seppellire. Alla morte del vescovo, nel 1594, i lavori subirono un arresto, per riprendere solo nel secolo successivo.
Il Seicento
A partire dal XVII secolo, grazie a donazioni e lasciti testamentari di laici e religiosi, la decorazione assunse proporzioni tali da sovrapporsi alla purezza della originaria struttura architettonica, adornandosi con bellissime cappelle e altari.
Al corpo principale della chiesa fu aggiunto, grazie alla pietà della famiglia del marchese Lodovico de Dottori, l’Oratorio dedicato al SS.mo Crocifisso, dapprima realizzato con un solo altare (in seguito aumentati a tre), per il quale il celebre intagliatore Agostino Vannini realizza “il Crocifisso devotissimo”.
Alla fine del secolo venne scolpito per l’altar maggiore della Sacrestia l’Orazione nell’orto di Michele Fabris, detto l’Ongaro e le due tele poligonali con i Martirii dei Santi Simone e Giuda, di Carlo Scapin che andarono a sostituire quelle del Damini collocate sulle pareti laterali del presbiterio.
Il Settecento
Figura fondamentale per la metamorfosi settecentesca della chiesa fu padre Raffaelle Savonarola (1646-1730) preposto dei Teatini tra il 1692 e il 1730 e uomo di cultura. Egli intraprese una serie di lavori di risistemazione che riguardarono tutti gli ambienti della chiesa: le pareti furono ricoperte di marmi pregiati, dipinti e statue.
Altri interventi furono: la sostituzione del vecchio altare ligneo della Cappella Maggiore con uno in marmo, con ciborio, balaustre e tribune sulle pareti laterali; il rivestimento in marmo africano dei sedici pilastri della navata e la realizzazione di cornici, prospetti e fianchi delle porte e non ultimi i pavimenti, con l’impiego di una grande quantità di marmi pregiati riccamente disposti. Alcuni marmi impiegati per i rivestimenti provenivano dai resti del vecchio Duomo demolito nel Cinquecento.
Anche il Coro venne arricchito e rivestito di marmo, collocandovi infine sulla parete nord il dipinto della Trasfigurazione di Federico Zuccari, che fu trasportato fin dal 1574 dalla precedente chiesa teatina di S. Salvatore, presso ponte Ponderoso, seguito dalla tela con I Santi Simone e Giuda condotti al martirio, secondo alcuni critici sempre attribuibile allo Zuccari.Padre Savonarola si occupò inoltre della Sacrestia che venne spostata nella più capiente “cappella invernale”, priva di apparati decorativi.
L’operato del Savonarola non si limitò però alla sola chiesa ma si rivolse anche all’ultimazione del convento, già iniziato nel 1591, sempre grazie ai finanziamenti del vescovo Alvise Cornaro, che possedeva un palazzo dietro al terreno dei Teatini. La costruzione riprese solo tra l’inizio del Seicento e il 1671, quando la struttura venne ampliata verso la strada, dove venne aggiunto anche un portico, andando così a modificare l’originario progetto scamozziano.
L’Otto e il Novecento
Con il dominio napoleonico molte chiese della città furono soppresse ed un’ingente quantità di opere d’arte vennero trasferite o andarono perdute. Nel 1806 anche i Teatini furono colpiti dal decreto di soppressione:
il Convento passò al Demanio e alla chiesa restarono le sue adiacenze.
Di questo provvedimento fu colpita anche la vicina chiesa di San Bartolomeo, di cui diverse tele andarono ad ornare la Sacrestia e la Cappella del Crocifisso.
Durante la Seconda guerra mondiale i sotterranei del Palazzo di Giustizia, sotto alla Sacrestia, vennero adibiti a spaccio. Per potervi accedere dal cortile ovest della chiesa venne aperto un passaggio da via Altinate, accorciando la cappella di sinistra dell’Oratorio del Crocifisso.
