I TEATINI

L’ORIGINE E LA DIFFUSIONE NELLE CITTÀ ITALIANE

L’ordine dei Chierici Regolari Teatini fu fondato nel 1524 a Roma da San Gaetano Thiene, di nobile famiglia vicentina, e da alcuni suoi compagni quali Gian Pietro Carafa (futuro papa Paolo IV), Bonifacio de’ Colli e Paolo Ghislieri (o Consiglieri). Il termine Teatino deriva da “Teate”, antico nome di Chieti, città da cui proveniva Gian Pietro Carafa. Con il Sacco di Roma del 1527, i Teatini si rifugiarono a Venezia dove si stabilirono presso l’oratorio di San Nicola da Tolentino. Negli anni successivi essi fondarono comunità in numerose città italiane: prima a Verona (1528), dove vennero chiamati dal vescovo Gian Matteo Giberti e nel 1530 alcuni di loro si insediarono a Padova nella chiesa di San Salvatore vicino al ponte Ponderoso che un tempo attraversava il canale di Santa Sofia, un corso d’acqua che venne interrato alla fine dell’Ottocento e dove oggi passano le vie Giustiniani, Morgagni e Falloppio. L’ 11 febbraio 1533 venne fondata una casa anche a Napoli e nel 1538, ottennero come sede la basilica di San Paolo Maggiore: nella città partenopea, dove era stata forte l’influenza dei “criptoluterani” di Juan de Valdés, i chierici vennero impiegati, per la prima volta, in funzione antiereticale. Sotto la direzione dei Teatini ebbe inizio a Napoli il Monte di Pietà, da cui ebbe origine il Banco di Napoli. Eletto papa col nome di Paolo IV, nel 1555 Gian Pietro Carafa diede ai chierici del suo ordine la chiesa di San Silvestro al Quirinale, come sede generalizia. A Vicenza, città d’origine del loro fondatore, i Teatini giunsero nel 1595, invitati dal vescovo Michele Priuli per collaborare all’attuazione della riforma tridentina; vi costruirono la chiesa di San Gaetano Thiene e vi rimasero fino al momento della soppressione napoleonica del 1810. Nel 1602 arrivarono a Palermo, stabilendosi prima nella Chiesa di S. Maria della Catena e poco dopo nella Chiesa di San Giuseppe dei Teatini.

I TEATINI ALL’ESTERO

Le prime filiali all’estero vennero aperte a opera di Placido Mirto Frangipane in Spagna (a Madrid e poi a Saragozza e Barcellona); nel 1644 venne fondata una comunità a Parigi, dove Guarino Guarini realizzò per i teatini la chiesa di Sant’Anna presso il palazzo del Louvre; nel 1648 giunsero a Lisbona; grazie alla protezione dell’elettore Ferdinando Maria di Baviera e a sua moglie Enrichetta Adelaide di Savoia, i Teatini giunsero a Monaco, dove eressero la Theatinerkirche, ovvero la chiesa di San Gaetano; altre case vennero poi aperte a Praga, a Varsavia e a Vienna. I Teatini si aprirono presto all’apostolato missionario: nel 1626 i primi religiosi dell’ordine raggiunsero la Georgia, l’Armenia e la Colchide; nel 1639 vennero inviati nelle Indie orientali e nel 1687 nel Borneo. Il 23 maggio 1627 papa Urbano VIII affidò loro la formazione dei missionari nel collegio di Propaganda Fide (l’attuale università Urbaniana). Nel 1906, sotto il generalato di Francesco di Paola Ragonesi, i primi missionari Teatini giunsero negli Stati Uniti d’America, in Colorado.

L’OPERA DEI TEATINI

La nuova Congregazione aveva il comune intento di realizzare il sacerdozio cattolico nel “vissuto” quotidiano, attraverso povertà, castità e obbedienza. Desideravano soprattutto essere vicini ai più poveri e aiutarli, favorendo tra l’altro la fondazione dei Monti di Pietà. I Teatini si occupavano anche della cura degli infermi e dell’istruzione dei giovani, tanto che il cardinale Carlo Borromeo diede a questi Chierici Regolari la conduzione di numerosi collegi e seminari. Anch’essi coltivavano gli studi di teologia e gli studi classici e desideravano attuare la riforma dei “libri liturgici”, importante obbiettivo del Concilio di Trento. Credevano nell’evangelizzazione come mezzo per riportare l’unità religiosa ed erano devoti Madonna della Purità (da qui la dedicazione della Cappella in San Gaetano).Si riconoscevano facilmente per gli abiti che indossavano: un berretto nero che richiamava la forma di una croce e una cotta candita che divenne poi d’uso comune. Quest’ordine era noto, inoltre, per essere stato modello delle successive congregazioni di Chierici regolari.

I TEATINI A PADOVA PRESSO LA CHIESA DI SAN GAETANO

A Padova la Congregazione si diffuse come centro di spiritualità ma anche di cultura (famosa era la Biblioteca dei Teatini padovani). I Teatini si occuparono delle scuole di Teologia, diffondendo la riforma teologica del Concilio di Trento, ma anche arricchendo il loro tempio di molte e nuove opere d’arte.
Questi Chierici Regolari erano tra i più assidui sostenitori della rinascita della Chiesa nel Cinquecento ed erano convinti portatori degli “antichi valori”. Iniziatori e portatori dello spirito della Controriforma, i Teatini rimasero per più di due secoli un punto di riferimento culturale per la città e coltivarono la loro iniziativa assistenziale aiutando con dedizione infermi e incurabili. La chiesa di San Gaetano, in quanto chiesa teatina, ospita raffigurazioni di alcuni personaggi dell’ordine inseriti nell’apparato decorativo e iconografico: nella pittura, nella scultura, ma anche nelle oreficerie sacre custodite nella chiesa. Le immagini dei Teatini sono state introdotte nel XVII secolo, andando ad aggiungersi ad una precedente decorazione compiuta nel periodo in cui era attivo lo Scamozzi. Le immagini di questi padri si ripetono in tutti gli ambienti, creando una sorta di nuovo tema e filo conduttore nel percorso catechetico.

A partire dalla facciata si ergono entro le nicchie le statue del fondatore dell’ordine, San Gaetano Thiene e di Sant’Andrea Avellino, seguite subito all’interno dai dipinti settecenteschi nella navata, ai lati della Cappella Maggiore.

Nella Cappella di San Gaetano, è da considerare la già citata pala raffigurante la Trasfigurazione di Cristo alla presenza di San Carlo Borromeo e i Teatini San Gaetano, Sant’ Andrea ed il Beato Giuseppe Maria Tomasi (quest’ultimo fu beatificato nel 1803 e canonizzato nel 1986).L’attribuzione, come già visto va a Pietro Damini ma con aggiunte successive di altra mano. Al Damini sembra ascrivibile la parte superiore del dipinto con Cristo, i profeti e i tre apostoli (1618-1622), mentre i quattro santi sottostanti sono di altra successiva mano (1671-1712, 1840-1860). A ricordare l’intitolazione della Cappella al fondatore è collocata una statua di San Gaetano di piccole dimensioni, in legno dipinto e datata tra il 1850 e il 1860. Anche il Coro e la Sacrestia omaggiano i due santi Teatini: nel primo sono collocate le loro statue in stucco di San Gaetano e Sant’Andrea (1700-1724) che fanno da richiamo a quelle collocate nella parete opposta, con San Simone e San Giuda; nella seconda altre due monumentali statue in pietra entro nicchie degli stessi San Gaetano e Sant’Andrea (1710-1724) sono collocate ai fianchi dell’altare.

Nel decoratissimo soffitto del Coro è invece incassata una tela con Sant’ Andrea Avellino in gloria (1713-1714), trasportato da angeli verso il cielo. Nel 1624, con la beatificazione di Andrea Avellino, primo teatino ad essere beatificato, si coglie infatti l’occasione per celebrare l’Ordine attraverso la realizzazione di una serie di opere a lui dedicate che oggi, come si è visto, sono collocate nei vari ambienti del complesso, come anche il dipinto di Sant’ Andrea Avellino (1700-24), olio su tela entro una raffinata cornice dorata di forma ovale, collocata all’ingresso della Sacrestia o Sant’Andrea Avellino con crocifisso (1650-1660) ospitata nella Sacrestia Vecchia.

Anche il vano d’ingresso alla Sacrestia, contenente lo splendido lavabo in marmo policromo, vede “nascondersi” dietro i battenti delle massicce porte, due lastre di pietra incisa raffigurante i due santi in preghiera (1714-1724). In questo contesto decorativo, nel 1624 il veronese Giovanni Battista Pellizzari (1598-1660), realizzò sette tele dedicate ai padri Teatini ritratti a figura intera, con dettagli, attributi e iscrizioni che li caratterizzano. Oltre ai più volte omaggiati San Gaetano e Sant’Andrea, sono raffigurati altri cinque Teatini in atteggiamenti di adorazione. Dopo un lungo periodo di collocazione di quattro tele (delle sette) nel Coro, tali dipinti sono di recente ritornati, come in origine, nella Sacrestia. Nella fascia alta delle pareti troviamo così disposti i ritratti a figura intera de: il beato Paolo Burali d’Arezzo, papa Gian Pietro Carafa (Paolo IV), Bernardino Scotti e Bonifacio de’ Colli e del beato Giovanni Marinoni.

In questo modo si volle ribadire l’importanza di questa Congregazione di chierici regolari, tramite l’enfasi data ai sui fondatori e diffusori. Così facendo, si andò a creare in San Gaetano una galleria di santi estremamente significativa, in cui accanto ai Protettori della città si andavano ad aggiungere i nuovi santi Teatini, a voler indicare una continuità tra la tradizione e una nuova religiosità.

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