Gran Pietro Garafa

Gian Pietro Carafa nacque il 28 giugno 1476 a Capriglia, in Irpinia, da una delle più nobili famiglie del Regno di Napoli. La famiglia affidò la sua educazione allo zio cardinale Oliviero Carafa, raffinato cultore di lettere e mecenate, che lo avviò allo studio del greco e dell’ebraico.

Notate le sue qualità, lo introdusse alla corte del pontefice Alessandro VI, dove prestò servizio dapprima come cameriere pontificio, poi come protonotario apostolico. Quando lo zio Oliviero, vescovo di Chieti, lasciò la cattedra episcopale, al suo posto fu nominato il nipote Gian Pietro. Consacrato nel 1505, l’anno successivo prese possesso della diocesi e vi rimase fino al 1513.

Tornò a Roma per partecipare al Concilio Lateranense V, poi fu impegnato in missioni diplomatiche in Inghilterra (dove conobbe Erasmo da Rotterdam), nelle Fiandre e in Spagna.

Nel 1524, Clemente VII permise al Carafa di rinunciare ai suoi benefici e di entrare nell’Oratorio del Divino Amore, a Roma: qui conobbe Gaetano Thiene, con cui decise di fondare l’ordine dei Chierici regolari Teatini (dal nome latino della città di Chieti, Teate, sua diocesi) ai quali aveva donato tutti i suoi beni, rinunziando nello stesso tempo ai vescovati, di cui conservò tuttavia la titolarità per volere del papa.

Divenne superiore dell’ordine fino al 1527, quando fu sostituito da Gaetano.

Nel 1527 scampò anch’egli al Sacco dei Lanzichenecchi e si rifugiò a Venezia, dove rimase fino al 1534.

Richiamato a Roma da Paolo III, fu creato cardinale (1536) e inserito nella commissione di riforma della Curia romana.

Nel 1542 il Carafa riuscì a ottenere dal papa l’istituzione della Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione. Il provvedimento creava un organismo centralizzato incaricato di vigilare sulle questioni della fede e della difesa della Chiesa dalle eresie. Lo stesso Carafa ne fu il primo presidente.

Fu eletto papa col nome di Paolo IV nel 1555 e morì all’età di 83 anni pochi anni dopo, nel 1559. Fu sepolto inizialmente nell’antica basilica di San Pietro in Vaticano. L’aver sviluppato l’Inquisizione gli portò il rancore del popolo romano, che all’indomani della morte ne decapitò la statua in Campidoglio.

Nel 1565 le sue spoglie furono tumulate nella Basilica di Santa Maria sopra Minerva.

Pellizzari, nella tela della chiesa di San Gaetano, lo ritrae inginocchiato con accanto un cherubino che dal cielo gli porge la tiara papale e le chiavi di S. Pietro. Sullo sfondo si intravede un elegante palazzo, tribunale, sul cui cornicione è inciso:

TRIBUNAL. S. A. E. INQUISITIONIS

Dalla loggia sporge una spada fiammeggiante che, insieme al tribunale, simboleggia l’Inquisizione di cui Carafa fu sostenitore.

Nella parte inferiore del dipinto un’iscrizione recita:

SANCTISSIMUS PAULUS IV PONT. MAX. / E CONGREG. CLER. REGU. ASSUMPTUS / FIDEI PROPUGNATOR ACERRIMUS LABANTIS / ECCLESIAE REPARATOR

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